Gli effetti di Internet sulla identità

Capitolo 2

Effetti sulla identità

Il concetto di identità è un concetto molto discusso a partire dalla seconda metà del ‘600 quando John Locke ha scritto il Saggio sull’intelletto umano definendo l’anima come una capacità dell’uomo di essere capaci di capire che si rimane sempre se stessi attraverso lo scorrere del tempo e dell’esperienza[1]. O altrimenti possiamo dire che l’identità è un insieme di svariate etichette più o meno ampie che ci permettono di distinguerci l’uno dagli altri. Tutti noi ne abbiamo una e alcuni di noi abbiamo paura che, come nei film, ci rubino l’identità per commettere atti poco legali. Ma secondo uno studioso in particolare, abbiamo permesso che la nostra identità ci venisse rubata semplicemente accendendo qualsiasi schermo. Zygmunt Bauman, sociologo e filosofo polacco dalle origine ebraiche (19 Novembre 1925 – 9 Gennaio 2017) ha affrontato più volte e con le idee molto chiare il tema del consumismo dando origine a termini nuovi nel mondo della filosofia e non solo, come “società liquida”.

Nel libro Vita liquida scritto nel 2009[2], Bauman analizza il concetto di perdita d’identità affermando che per riacquisire l’identità ai tempi d’oggi, è necessario comprare l’ultimo oggetto uscito come l’ultimo i-Phone. È vero che acquistare un oggetto tanto desiderato rende felici chiunque, ma possiamo anche dire che questa caratteristica non è applicabile solo agli ultimi decenni, bensì da sempre si prova un certo entusiasmo quando arriva qualcosa di nuovo in casa. Chiedete l’entusiasmo dei vostri nonni quando hanno comprato per la prima volta la televisione. Erano molto felici. Però Bauman afferma che le persone si sentono realizzate quando cedono al consumismo e sempre meno trovano soddisfazione nelle esperienze. Ovviamente questa teoria si può applicare solo nel momento in cui una persona è compulsiva e ossessionata dalla tecnologia e in più ha qualche problema nel dare la priorità ai propri sentimenti. Però è vero che se una persona compra l’ultimo modello di smarthphone, quella persona si sente più completa. Perché il consumatore definito da Bauman “liquido”  è sempre più insoddisfatto poiché una volta che esce in commercio l’ultimo prodotto, subito dopo ne esce un altro che fa sentire inutile il prodotto appena comprato ormai già vecchio. È un circolo vizioso e una volta che si entra dentro, è difficile uscirne. Ma non temete, c’è sempre una speranza. Come il concetto di identità, anche noi dobbiamo prendere coscienza non solo di noi stessi ma anche di ciò che c’è attorno a noi e di come le masse tendono a manipolarci. Infatti è sufficiente rendersi conto di quando un acquisto è compulsivo o ha la sua funzione e il suo scopo. Se quando vedete la pubblicità del nuovo prodotto avete la voglia irrefrenabile di comprlarlo, probabilmente fate parte della società liquida. Che si può fare? Ragionate su ciò che possedete già e su ciò che vi propone il mercato. Davvero avete bisogno del riconoscimento facciale automatico nello smarthphone per avere accesso a tutte le funzionalità? Avete già il riconoscimento dell’impronta digitale, non credo che sia necessario spendere più di mille euro solo per questo. Se poi vi rendete conto che i nuovi prodotti vi possono aiutare a migliorare le vostre prestazioni a lavoro e quindi aumentano il vostro guadagno e la vostra salute, allora siete liberi di fare i vostri acquisti. Bauman, quindi, propone come soluzione l’informazione costante e la liberazione della ignoranza, in modo tale da essere coscienti di come il mondo manipola le persone solo per guadagnare. Le uniche persone che non sono affette da questa ignoranza sono i poveri, semplicemente perché le persone che si possono considerare ricchi hanno la possibilità di comprare qualsiasi cosa, mentre loro non possono perché sono frenati economicamente. Di conseguenza il povero risulta essere più umano ma anche più frustrato perché non può comprare come fa il ricco. Secondo il filosofo, dunque, ormai l’identità nella società liquida è diventata un privilegio che viene ottenuto solo dal consumatore liquido ricco, ossessionato dall’acquisto. Ma così significa eliminare la speranza nel genere umano. L’uomo in realtà non è totalmente negativo, e non è neanche uno zombie che cammina per la strada guidato da uno smarthphone, anzi. L’uomo ha sempre l’etichetta “amore”, “natura”, “hobby”, “passione” che fa parte della propria identità. Semplicemente ne ha aggiunto una che è legata alla tecnologia e alla sua compulsività commerciale. Più si va avanti nel tempo e più cose scopriamo, più cose vengono create e quindi più etichette saranno disponibili. L’uomo vive circondato dal tutto di cui fa parte, lo vive e ne prende dei vantaggi, ma tra tutti questi esiste anche la nuova etichetta che, se vissuta e manifestata con moderazione, non farà mai del male a nessuno. Una volta che si crea una etichetta nella storia delle identità umane, non la si può eliminare, bisogna solo saperla usare e anche accettare.

[1] Locke John, Saggio sull’intelletto umano, Bompiani, Milano 2009.

[2] Zygmunt Bauman, Vita liquida, Laterza, Bari, 2009.

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