La dipendenza da internet e le soluzioni

Capitolo 5

La dipendenza

1.1 Definizione di “dipendenza”.

In che momento si può parlare di dipendenza? Sicuramente non quando per strada vediamo le persone con un telefono in mano. Sbagliamo di grosso se generalizziamo troppo su qualsiasi persona che incontriamo. Magari la persona davanti a noi che ha il telefono in mano in quel momento, sta controllando il telefono dopo 5 ore di lavoro no stop disconnesso dal mondo intero. Ci sono tanti casi che si possono analizzare e prima di giudicare è meglio se pensiamo all’alternativa.

1.2 I sintomi.

Una persona arriva al punto di essere dipendente dalla tecnologia nel momeno in cui non esce più dalla sua stanza perché sta molte ore su Facebook, o quando sta a tavola con i genitori non alza lo sguardo dal telefonino perché non riesce a smettere di guardare Instagram, ecc. Quindi la dipendenza è tale quando “la maggior parte del tempo e delle energie vengono spesi nell’utilizzo della rete, creando in tal modo menomazioni forti e disfunzionali nelle principali e fondamentali aree esistenziali, come quella personale, relazionale, scolastica, familiare, affettiva”[1]. La dipendenza da internet, come tutte le altre è una dipendenza che non può fare del bene all’essere umano. Però come c’è una soluzione per le dipendenze di sostanza, c’è anche per le dipendenze da internet. I primi sintomi che si manifestano sono l’ansia e la depressione perché il soggetto tende a preoccuparsi troppo della sua immagine e di ci conseguenza a quello che pensano gli altri di lui, quanti like riceve, quante risposte positive ottiene. Una volta pubblicato qualcosa controlla ossessivamente l’avanzare della sua apparizione. Altro sintomo è che non si dorme bene la notte semplicemente perché, guardando tutto il giorno i dispositivi il cervello si attiva. Questa attività si prolunga durante la notte impedendo al soggetto di dormire serenamente. Per non parlare di quante persone si svegliano la notte per controllare il cellulare. Esiste anche una nuova sfumatura della dipendenza che si chiama “FoMO” ovvero “Fear Of Missing Out”, che tradotto significa “la paura di essere tagliati fuori”. I giovani d’oggi hanno paura che non essendo connessi a internet, il resto del mondo li escluda perché sono irrangiungibili virtualmente e quindi, per esempio, non gli viene comunicato che c’è una festa il giorno dopo[2]

1.3 L’origine della dipendenza.

Gli essere umani sono animali sociali, hanno bisogno di relazionare con altre persone, molto spesso si muovono in gruppo. Con questa modernità abbiamo la possibilità di relazionare anche virtualmente, ma sarebbe bello che questa virtualità porti poi allo stare insieme fisicamente senza paure. Come se la virtualità fosse un ponte per la realtà e non per l’idealizzazione informatica dell’essere. Purtroppo davanti a qualsiasi dipendenza, l’essere umano cade, ma se la dipendenza è un campanello d’allarme in questa epoca, è perché la società è sregolata. Di partenza questa società è malsana e non crea un habitat abitabile per nessuno. Da chi è composta questa società? Se si è formata tanta dipendenza dal momento in cui è apparso internet, è perchè qualcosa non funzionava nella società delle generazioni precendenti. Semplicemnte perché la società precedente ha dei trascorsi storici che hanno portato allo sviluppo e moltiplicazione rapida di tante debolezze umane di cui è compito trovarne una soluzione, la psicologia e la medicina. L’uomo di conseguenza ha cercato di scappare da questa instabilità, rifugiandosi nel futuro dell’internet. Poi come tutte le cose ha creato i suoi squilibri, ma non è mai esistito un mondo perfetto, non credo che domani all’improvviso sarà tale. La soluzione ideale sarebbe di sensibilizzare il mondo in generale alla cura e alla pace della mente, invece che ridere del prossimo che va regolarmente dallo psicologo dicendo che è pazzo. Tutti dovremmo avere diritto ad un sostegno psicologico in modo tale da individuare le insicurezze, le debolezze, le sofferenze e così facendo si andrà incontro ad una società più pulita ed equilibrata, e chissà, magari meno crudele e più amabile. Una volta risolte queste lacune, sarà sempre più difficile trovarsi davanti al rischio di qualsiasi dipendenza e non solo, ma si risolverebbero tanti altri problemi. Se un ragazzo avesse un autostima normale, senza crisi di inferiorità e di incertezze di fronte ad un altro essere umano, probabilmenre non avrebbe nessun problema a uscire con i suoi amici e conoscere e affrontare gente nuova senza nascondersi dietro ad un social.

Notate bene che il problema non è la tencologia in sé, perché, come ho ripetuto più volte in questo testo, la tecnologia è una cosa molto utile se utilizzata con il giusto equilibro. È una risorsa potente che merità di essere valutata come una rivoluzione positiva. Spetta all’uomo cambiare prima dentro di sè.

Perché dare colpa ad un oggetto inanimato? Questo oggetto inanimato è stato costruito dall’uomo e i contenuti di internet sono stati scritti e progettati dall’uomo. Di conseguenza di chi può essere la colpa? La colpa è dell’uomo che inserisce contenuti di un certo tipo e ne fa un uso scorretto. È una catena viziosa che nasce e finisce con l’uomo. L’oggetto inanimato è solo il mezzo. Quindi si deve cambiare a partire dalla società, non dalla tecnologia.

Conclusioni

Attraverso una educazione precisa sulla tecnologia e internet, l’uomo piano piano sarà abituato a filtrare le notizie con rapidità senza essere vittima di errori, fraintendimenti, dipendenze, cambi di identità. Saprà usare la tecnologia con il giusto equilibrio, imparando a dedicare il giusto spazio al mondo virtuale e al mondo reale. Come per tutte le cose ci vuole pazienza e bisogna lavorare su ognugno di noi. Le teorie de filosofi di cui abbiamo parlato, sono teorie di persone fobiche di internet. Ormai il processo di internet è nato e continuerà ad andare avanti sviluppandosi sempre di più. Di conseguenza non potremo andare avanti prendendo sempre il lato negativo della cosa. Qui si presentano molti lati positivi, e se ci sono dei lati negativi è perché la società non ha mai risolto i suoi problemi interni con o senza internet. Questi grandi filosofi danno la colpa a quello che è internet e la tecnologia, mentre si può dare la colpa, andando in fondo verso la radice, all’uomo e alle sue debolezze. Questo rifugio tecnologico potrebbe aiutare le persone dal momento in cui queste facciano un uso appropriato della tecnologia. In che modo? Partendo dall’educazione alla tecnologia sin da quando si è piccoli e non solo, ma anche rendendo coscienti i giovani dei vari rischi e dei problemi. Devono saper riconoscere quando c’è un problema e di conseguenza devono essere anche capaci di poterlo risolvere anche chiedendo aiuto agli specialisti.

È già arrivato il momento in cui la tecnologia aiuta l’uomo, e man mano che la storia si costruisce, la tecnologia fa sempre più parte di essa. La sua è una rivoluzione molto importante che scatena rivolulzioni di altro tipo come quella culturale.

Non bisogna avere paura di essa, ma semplicemnte bisogna saperla usare e dosare.

E come disse Albert Einstein: “Un giorno le macchine riusciranno a risolvere tutti i problemi, ma mai nessuna di esse potrà porne uno”[3].

 

[1] Guest, Nuove tecnologie, nuove dipendenze: internet gaming disorder, in “State of mind”, 25 Novembre 2016, http://www.stateofmind.it/2016/11/dipendenza-da-internet/, (consultato il 20 marzo 2018).

[2] Enrico Marro, I cinque sintomi di “dipendenza” da social media, in “il Sole 24 Ore”, 23 maggio 2017, http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2017-05-22/i-cinque-sintomi-dipendenza-social-media-173648.shtml?uuid=AEcHIzQB, (consultato il 20.03.2018)

[3] Citazione attrbuita ad Albert Einstein senza fonti sicure.

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