Non esiste più la musica di una volta!

C’è gente che crede che la musica sia morta. I grandi nostalgici dei vecchi tempi non fanno altro che dire ai giovani che la musica di adesso fa schifo, non ci sono più i miti di una volta. Non preoccupatevi, non è una cosa che succede oggi, è una cosa che va avanti da sempre, da quando l’uomo esiste. Fa parte della nostra storia e della nostra natura ed è giusto che continui a essere così. I giovani spesso rispondono che gli intramontabili dei loro tempi, vengono ancora ascoltati ma con la giusta misura: vengono adorati e studiati, ma ad un certo punto si alza lo sguardo e si mira verso un orizzonte nuovo, una nuova alba che può essere più o meno bella. Parlando di nuovi orizzonti, d’altronde anche i Beatles erano criticati ai loro inizi, c’è voluto un po’ di tempo prima che venissero accettati senza critiche.

Quello che però sta succedendo è che è da venti anni, più o meno, che non si presentano degli artisti musicali definibili “intramontabili”, ovvero quel tipo di musica che non ti stanchi mai di ascoltare, che ogni volta che l’ascolti, non trovi un difetto e ti ritrovi a canticchiare la canzone per settimane intere. Cosa è cambiato nel mondo della musica?

Sono cambiate tante cose, come il campo tecnologico e quindi il tipo di distribuzione che si applica ai prodotti musicali, nel mondo dell’arte è stata annunciata la sua seconda morte, ma in realtà risulta essere più viva che mai e quindi è nata la pluralità dell’arte, la velocità della storia è molto più rapida e quindi si tende a stancarsi molto presto di qualsiasi cosa, etc.

L’industria musicale

L’industria musicale è totalmente cambiata, specialmente negli ultimi venti anni in cui si sono sviluppate le tecnologie più sofisticate. Queste tecnologie hanno cambiato il modo di vedere e di vivere il mondo tanto che si può pensare che la storia abbia subito un cambiamento radicale nel momento in cui la prima tecnologia è entrata nelle case di tutti. Volendo possiamo chiamare questa fase storica con un altro modo, ma molto probabilmente ci penseranno le persone che verranno dopo di noi a dargli un nome adeguato.

Cosa succede nel mondo di questa tecnologia superavanzata?

Innanzi tutto, prima, tra un nuova hit e l’altra, passava molto tempo prima che il nuovo successo raggiungesse tutte le case di questo mondo. Si, c’era la televisione, ma non era presente come adesso; c’era la radio che veniva ascoltata in quasi tutti i negozi, quindi chi entrava sentiva la nuova canzone, ma se volevi essere sempre al passo con le novità, dovevi fare una tappa settimanale nel negozio di dischi o di cassette audio. Informarsi non era così facile come adesso. Cosa causava questo rallentamento dell’informazione? Causava una permanenza maggiore della canzone ormai divenuta famosa. Per esempio, quest’ultima veniva diffusa nelle radio per molto più tempo rispetto ad oggi. Semplicemente perché non si poteva produrre la stessa mole di musica che si produce oggi, quindi il giro di mercato era più piccolo, di conseguenza durava di più o meglio, lo si faceva durare di più. Adesso le canzoni si possono produrre a casa, basta un computer, magari delle cuffie buone, e il gioco è fatto. Con la produzione di massa che c’è adesso, il mercato è sempre più veloce perché ha sempre più cose da offrire alle persone che sono varie, hanno tanti gusti musicali, a ognuno il proprio, quindi ognuno può scegliere quello che vuole di conseguenza non si è limitati a dover ascoltare le solite 10 canzoni che la radio e la tv ti propongono di ascoltare.

Se i Guns N’Roses (come i Queen, Nirvana e tanti altri, non vi agitate) fossero nati adesso, sicuramente avrebbero avuto un grande successo, tutti li avrebbero ascoltati, ma qualcuno, che non si sente in linea con quel genere di musica, avrebbe distolto le orecchie e avrebbe ascoltato qualcos altro. Questo succede per due motivi: l’esistenza della tecnologia quindi la possibilità di poter ascoltare qualsiasi genere di musica, ovunque io sia, in un nano secondo, e perché mi piace più un genere piuttosto che un altro; e poi perché, anche di conseguenza al primo motivo, esiste una cosa magnifica, che ha caratterizzato la nostra epoca così rapida e personalizzabile: la pluralità.

La pluralità della musica

La pluralità della musica è una cosa bellissima. Questo termine si accostò sull’arte qualche decennio fa, quando la tecnologia stava iniziando a prendere una forma molto interessante. La pluralità dell’arte è semplicemente il concetto per cui si può definire arte, ormai, qualsiasi cosa. Non deve essere per forza una scultura, per essere arte. La bellezza della pluralità dell’arte è che puoi trovare la bellezza artistica in qualsiasi cosa. Questo concetto lo si può applicare pure nella musica. La musica è vastissima, ormai. Ci sono generi che non conosci, che magari hai sempre desiderato. Esistono sempre i generi principali come il Rock, il Blues, Pop, Indie, Metal, Funk, Country, ma esistono delle sottocategorie che si sono sviluppate solo da poco, che non sono conosciute, come la Jump Up, la Vaporwave e la Ninja. Le hai mai sentite?

A differenza dell’arte figurativa, però, la musica ha un giro commerciale molto più ampio e potente. Per questo motivo si è verificato un fenomeno che ci allontana dalla visione splendida della pluralità: si sono formate due categorie musicali, se pur molto generiche: la musica come arte e la musica di uso commerciale. È semplice capire che una è la musica eterna nei tempi e l’altra è la musica che viene prodotta soprattutto per scopi commerciali, per guadagnare soldi. È proprio la musica commerciale che ha dato vita a tutti questi generi musicali nuovi .

La musica come estetica, come arte, ha una pretesa molto potente nei confronti della composizione, della struttura della canzone, dell’ascolto, della esecuzione del brano. Dovrebbe essere questa la questione che la distingue dalla musica commerciale che tende a soddisfare gli stessi schemi compositivi che diventano standard e ripetuti sino allo sfinimento del nuovo genere creato. Ed è per questo che la musica estetica risulta essere molto rara da trovare.

In tutta questa moltitudine di musica e di generi, è difficile incontrare qualcosa “di qualità” e soprattutto è difficile riconoscerla perché attualmente, con tutta questa pluralità, si sta perdendo la mappa, l’albero genealogico dei generi musicali che si mischiano tra di loro.

Qual è la soluzione?

Come suggerisce Lorenzo Bianconi, sarebbe utile se si studiasse, guidati da qualche esperto, la musica come si presenta oggi. Creare così una cultura plurale della musica, in modo tale da fare chiarezza e evitare di generare persone che tendono a isolare, allontanare e dividere. Essere educati a saper giudicare con distacco, con un’analisi corretta delle cose.[1] In questo modo saremmo capaci di riconoscere la musica di qualità del genere che vogliamo noi, rendendo eterni questi artisti per le persone come noi. Attualmente c’è solo una grande confusione, una nube dentro cui vaghiamo e gli artisti sono coperti da masse bianche leggere.

Noi ci viviamo dentro, ma non lo abbiamo ancora conosciuto veramente: il pluralismo ci spaventa, perché è nuovo, ma contemporaneamente lo rivendichiamo. Rivendicando il nostro, allontaniamo quello dell’altro, ma in realtà, non abbiamo capito che questo pluralismo è bello proprio perché tutti possiamo essere primi dentro il proprio mondo fatto di gusti ben precisi.

“il pluralismo combatte la monocultura: l’effettica monocultura del rock e del pop oggi come la presunta monocultura di Bach Beethoven Brahms ieri; ma prende sul serio sia il R&P sia Bach Beethoven Brahms, valorizzando nel contempo i territori che non s’identificano né nel R&P né nelle grandi B.”[2]

In questa frase, Lorenzo Bianconi spiega perfettamente cosa è la musica plurale. Grazie alla pluralità possiamo godere di tutte le sfaccettature della musica in tutti i suoi campi, dando la possibilità ad ognuno di noi di creare e costruire un proprio mondo in cui ci sono i propri idoli e i propri re, ovvero a me piace l’Indie, mi costruisco un mondo fatto di musica Indie e saprò riconoscere l’artista che vale la pena definire tale e farne un idolo.

Quindi ricordatevi questa parola che a me piace molto: la pluralità! Grazie a lei, ognuno di noi può personalizzare il proprio mondo e si può finalmente dire “il mondo è bello perché è vario”.

Per quanto riguarda i nostalgici, invece, devono accettare il fatto che sarà molto difficile riconoscere dei re assoluti, ovvero dei re di un genere musicale che governano persino sugli altri generi. I tempi cambiano, si evolvono.

A ognuno il proprio re del proprio mondo.

[1] Lorenzo Bianconi, La musica al plurale, LMI 2008;

[2] Lorenzo Bianconi, La musica al plurale, LMI 2008;

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